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Marcell Jacobs: Il Ritorno a Casa e la Rinascita

Il ritorno in Italia, guidato dal suo storico allenatore Camossi, ha dato all'olimpionico la spinta per lasciarsi alle spalle un periodo americano deludente. Stefano Barigelli, Direttore, scrive.

Il Peso dell'Illusione Americana

Mennea a Vittori ha sempre mantenuto un rapporto di stima reciproca, ma mai di vera confidenza, nonostante anni di collaborazione. La velocità è una disciplina che si misura in millimetri e silenzi. Marcell Jacobs lo ha sperimentato in prima persona, cercando negli Stati Uniti un'illusione fatta di metodi innovativi e guru internazionali. Il trasferimento sotto la guida del controverso Rana Reider si è rivelato un costoso rumore di fondo.

Il fallimento dell'esperienza americana non è stato solo tecnico, ma soprattutto spirituale. A Jacksonville, Jacobs rischiava di diventare un prodotto preconfezionato. Il ritorno a Roma, all'inizio del 2026, gli ha permesso di ritrovare sé stesso.

Verso il Terzo Oro Europeo

Verso il Terzo Oro Europeo

Jacobs punta ora al terzo oro europeo consecutivo a Birmingham. Non si tratta solo di difendere un titolo, ma di una necessaria rigenerazione biologica ed emotiva.

Per ritrovare la strada, Jacobs ha dovuto compiere la scelta più difficile per un campione olimpico: ammettere di essersi perso e fare un passo indietro, tornando a casa. Il riavvicinamento a Paolo Camossi è stato un atto di igiene mentale prima ancora che una necessità atletica. Camossi conosce i segreti del suo talento meglio di chiunque altro, sapendo quando spingere e quando allentare la pressione. Sa che un talento istintivo come Jacobs non ha bisogno di formule magiche, ma della naturalezza che lo ha reso il più veloce del pianeta.

Il tecnico ha spogliato Jacobs dalle sovrastrutture commerciali, dalle tossine di un ritiro problematico e dalle ossessioni mediatiche, restituendogli la centralità del gesto tecnico originario. Lo ha riportato al punto di partenza.

I risultati di questa estate, dal decimo titolo italiano fino al recente 9”67 in Austria, dimostrano che la cura del ritorno a casa ha funzionato. Jacobs non corre più con la rabbia di chi deve dimostrare qualcosa. Con questa ritrovata serenità, i cento metri si semplificano e gli avversari perdono la loro aura intimidatoria.

Il terzo titolo europeo non è solo un obiettivo strategico – solo Borzov e Christie ci erano riusciti prima – ma il battesimo del suo secondo tempo agonistico. Molti atleti sanno rinascere, ma i campioni lo fanno una volta per tutte.