Schwazer: la terza provetta potrebbe scagionarlo? la battaglia continua
Un fulmine a ciel sereno per Alex Schwazer, l’orgoglio della marcia italiana. A pochi mesi dall’obiettivo olimpico, l’atleta si ritrova nuovamente sotto accusa per doping, con la Nada, l’Agenzia nazionale antidoping tedesca, che ha avviato un procedimento formale in seguito a un controllo positivo all’Epo risalente al 26 aprile a Kelsterbach, Francoforte. Ma c’è un’arma segreta, una carta da giocare che potrebbe ribaltare la situazione: la terza provetta.
La controversia: epo nelle urine e nel sangue
La notizia ha gettato nello sconforto il mondo dello Sport italiano. Schwazer, già noto per una precedente positività al 2012, si trova nuovamente di fronte all’accusa di aver utilizzato Epo, una sostanza vietata che stimola la produzione di globuli rossi. Le analisi, condotte sui campioni di urina e di sangue prelevati durante la competizione tedesca, hanno rilevato tracce della sostanza, riaprendo una ferita mai veramente rimarginata.
Di fronte a questa nuova ondata di accuse, Schwazer ha espresso la sua amarezza, dichiarando di voler “basta così”. Tuttavia, il suo team non sembra intenzionato ad arrendersi, puntando tutto sulla terza provetta, un campione di urina conservato separatamente e, secondo le sue parole, privo di tracce di Epo.
La chiave della difesa: un campione integro. L’avvocato Gerhard Brandstätter, legale di Schwazer, ha spiegato che la terza provetta è stata richiesta e ottenuta durante la competizione di aprile, in un momento in cui la fiducia nelle procedure antidoping era già compromessa. “La terza provetta non esiste di solito, ma abbiamo insistito per averla, perché era fondamentale tutelare i diritti del mio assistito. La sua innocenza è racchiusa in quel campione”, ha dichiarato l’avvocato.
A supportare la tesi di Schwazer c’è anche il suo ex allenatore, Sandro Donati, presente alla gara di Kelsterbach. Donati ha raccontato di aver chiesto, come prassi, di poter accompagnare l’atleta durante il test e di aver fatto mettere per iscritto un rifiuto alla richiesta di prelevare un campione di sangue, ottenendo invece la possibilità di conservare un residuo di urina. “Abbiamo messo al sicuro un’urina contenente informazioni importanti, facendo quello che dovrebbe essere la prassi per tutelare un atleta di fronte a un sistema antidoping ancora medievale”, ha affermato Donati.
La speranza è che il confronto tra la terza provetta e i campioni ufficiali possa finalmente fare luce sulla verità, dimostrando l’innocenza di Schwazer e riabilitando la sua immagine nello Sport italiano. La battaglia legale è appena iniziata, ma la terza provetta rappresenta un barlume di speranza per un atleta che ha sempre creduto nella propria integrità.

Un sistema da rivedere?
L'episodio solleva interrogativi inquietanti sull'efficienza e l'affidabilità del sistema antidoping. Il fatto che Schwazer abbia conservato un campione separato, per poi richiederne l'analisi, evidenzia una mancanza di fiducia nelle procedure standard. Resta da capire se questa vicenda porterà a una revisione più approfondita delle pratiche antidoping, al fine di garantire maggiore trasparenza e tutela per gli atleti.
La vicenda Schwazer è una storia di successi, siringhe, battaglie e, purtroppo, depressione. Un capitolo doloroso per lo Sport italiano che spera in un epilogo positivo e che possa finalmente vedere Alex Schwazer tornare a competere, pulito e fiero del proprio valore.
