Ronaldo, l'addio al mondiale con la coscienza a posto: il futuro è famiglia

Miami, 7 luglio – Cristiano Ronaldo, il re che ha perso il trono. La scena è indelebile: un campione a testa bassa, che attraversa il campo da solo, mentre lo sguardo fugge via dagli abbracci negati. Un addio amaro, forse l'ultimo, a un Mondiale che non ha portato la gioia sperata, ma che lascia un sapore di incompletezza. Rodri, un Pallone d'oro come lui, gli ha offerto un gesto di conforto, un tocco sul petto in un momento di profonda tristezza.

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Un'era volge al termine: cr7 non è più quello di una volta

Sei Mondiali, sei delusioni. Il sogno inseguito per anni, quello di sollevare la Coppa del Mondo, si è infranto ancora una volta. Ronaldo, che si è auto-proclamato il migliore di sempre, ha segnato e perso in ogni sua partecipazione a questa competizione. La domanda che sorge spontanea è: sarà questa la sua ultima partita con la nazionale portoghese? Molti in Portogallo sussurrano di altri due anni, ma il campione ha chiesto di non affrettare le decisioni. La famiglia, ora, è la sua priorità.

“Sono triste, ma ho dato tutto,” ha dichiarato Ronaldo al termine della partita. “Ho la coscienza pulita. Potevamo fare meglio, ma siamo stati eliminati da una squadra molto buona. Ho dato il massimo. Sì, è stato il mio ultimo Mondiale, ora penserò al futuro con la famiglia, è la vita.” Parole semplici, ma cariche di significato, che segnano la fine di un capitolo e l'inizio di una nuova fase.

Il Ronaldo che abbiamo visto in Qatar non è più il CR7 degli addominali scolpiti e della volontà di ferro. L’attaccante robotico, capace di segnare quando voleva, soprattutto nelle partite importanti, sembra essere un ricordo sbiadito. Il tempo, inesorabile, ha lasciato il suo segno. La punta di velocità è venuta meno, come è naturale per chiunque, anche per i più grandi. Un’accelerazione, un tentativo di superare tre avversari, si è conclusa con un fermo, un segnale tangibile del declino fisico.

Roberto Martinez, il commissario tecnico del Portogallo, ha voluto rendere omaggio al suo campione: “Cristiano Ronaldo per me è stato un esempio, non solo per gol e assist. Dobbiamo celebrarlo. Parliamo di un'icona del calcio. Il suo sogno era vincere il Mondiale e ci ha provato, è un esempio incredibile, anche a livello umano, come uomo e non solo sportivo.” Un riconoscimento meritato per una carriera costellata di successi, ma anche di amare delusioni.

La sua storia ai Mondiali è un romanzo a più capitoli, fatto di gioie e dolori. Il debutto nel 2006 in Germania, dove è diventato il più giovane marcatore di sempre del Portogallo in una fase finale. Il 2010, con un solo gol contro la Corea del Sud, e l’eliminazione agli ottavi contro la Spagna. Il 2014, con un Portogallo in difficoltà e un’eliminazione nel girone. Il 2018, con un gol spettacolare contro la Spagna, ma un’altra sconfitta agli ottavi, questa volta contro l’Uruguay. E infine il 2022 in Qatar, il suo Mondiale peggiore, con un solo gol segnato e un Portogallo eliminato dal Marocco. Un bilancio amaro, che non cancella però i 146 gol in 233 partite, un record assoluto nel mondo del calcio.

Il futuro del Portogallo potrebbe vedere l'arrivo di Jorge Jesus, allenatore che Ronaldo conosce bene grazie all'esperienza all'Al-Nassr. Ma una cosa è certa: l'amore per Ronaldo, in Portogallo, non è più quello di una volta. Un editoriale durissimo pubblicato da A Bola, principale testata portoghese, lo testimonia: “È imperativo chiudere definitivamente il ciclo del capitano, che si è protratto ben oltre il dovuto”. Parole dure, forse troppo, che rischiano di mancare di rispetto a un campione che ha onorato la maglia portoghese per anni.

Cristiano Ronaldo lascia un’eredità indelebile, un marchio che nessuno potrà cancellare. Ma il sogno del Mondiale, quello rimasto irrealizzato, continuerà a tormentare i tifosi portoghesi, che si interrogano su chi sarà il prossimo a raccogliere l’eredità del re.