Aristoteles, il bomber che sfilò per armani: la vita incredibile di urs althaus
Dall'approdo inatteso nel mondo della moda a una vita segnata da eccessi e redenzione, Urs Althaus, l'Aristoteles di L'allenatore nel pallone, si apre in un'intervista al Corriere della Sera, raccontando un percorso che sconfina nell'incredibile. Un racconto a sette0 anni dalla sua nascita, fatto di sogni infranti, successi effimeri e una lotta contro i demoni interiori.
Il sogno del gol e l'incontro con pelé
Per chi lo ricorda, è per sempre Aristoteles, il bomber brasiliano della Longobarda capace di far impazzire Oronzo Canà. Ma Urs Althaus è molto più di un personaggio cinematografico. Nato a Herrliberg, in Svizzera, da madre svizzera e padre nigeriano, il suo cammino inizia con la passione per il calcio. “Volevo diventare il Pelé della Svizzera”, confessa, e a 17 anni gioca già nelle giovanili del Basilea. Un infortunio alla spalla, però, cambia tutto: tre operazioni e la fine di un sogno. Eppure, il destino gli riserva un incontro memorabile: a soli 12 anni, durante una partita tra lo Zurigo e il Santos, viene portato negli spogliatoi e Pelé gli dona una carezza e un autografo, un momento che resterà impresso per sempre nella sua memoria.

Dalle passerelle all'abisso della droga
Il passo dalla carriera calcistica mancata al mondo della moda è stato breve. Negli anni '70, Althaus viene scoperto dall'agenzia Elite e nel 1977 diventa il primo modello di origine africana a comparire sulla copertina di GQ. Un periodo di grande successo, fatto di passerelle, locali notturni e collaborazioni con i più grandi nomi dell'alta moda: Yves Saint Laurent, Giorgio Armani e Valentino, quest'ultimo che lo ospitava spesso nella sua villa sulla Via Appia Antica. “Vivevamo come una grande famiglia”, ricorda Althaus, descrivendo un'epoca d'oro.
Ma la fama ha un prezzo. Althaus rivela di aver scoperto la droga a casa di Andy Warhol, precipitando in un vortice di cocaina e crack.